Sindrome della cauda equina: cos’è, come si manifesta e si cura

La cauda equina provoca difficoltà ad urinare e perdita di sensibilità perianale: ecco cosa fare entro 48 ore dalla comparsa dei sintomi.

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La sindrome della cauda equina (dal latino “coda di cavallo”) in genere è una grave complicazione dell’ernia del disco che interessa le vertebre lombari da L1 a L5.

La forma che assume la parte finale dei nervi spinali della colonna ricorda, infatti, una coda di cavallo.

Condizione molto rara, ma estremamente invalidante, va trattata chirurgicamente nel minor tempo possibile (entro le 48 ore dall’insorgenza dei sintomi), pena un aggravamento delle condizioni generali del paziente.

Vediamo in cosa consiste, i sintomi, la diagnosi e la cura di questa patologia.

La cauda equina

cauda equina

La sindrome della cauda equina, come anticipato prima, è in genere una complicazione di un’ernia del disco voluminosa a livello delle vertebre lombari.

Le ernie del disco espulse causano differenti deficit in base alla loro posizione nella colonna: generalmente, interessano la zona in cui insorge e le strutture sottostanti.

Le ernie del disco nelle vertebre comprese tra L3 e L5 sono la causa principale di questa sindrome; tuttavia, in misura minore, può essere causata da:

  • tumori spinali;
  • traumi;
  • fratture vertebrali osteoporotiche;
  • stenosi lombare, causata da artrosi;
  • malattie infiammatorie (come la malattia di Paget, che provoca stenosi del canale vertebrale).

In base alla zona in cui si presenta, è possibile distinguerla in:

  • cauda alta (o cono-cauda);
  • cauda bassa.

La cauda equina, se non trattata tempestivamente, può portare a incontinenza e paralisi degli arti inferiori permanente.

Sintomi della cauda equina

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Quando la funzione naturale della cauda equina viene compromessa, generalmente si verifica una pressione sui nervi spinali, coinvolgendo il sistema simpatico e parasimpatico.

I sintomi iniziali della sindrome della cauda equina sono:

  • ritenzione urinaria (questo viene considerato il primo campanello d’allarme, riscontrato nel 70% dei casi);
  • anestesia a sella (perdita della sensibilità della zona tra l’ano e i genitali, come se ci si sedesse su una sella);
  • lombalgia severa (dolore nella parte bassa del rachide);
  • debolezza degli arti inferiori;
  • assenza bilaterale del riflesso patellare (verificato con il test del martelletto neurologico sul ginocchio).

I sintomi evidenziati in grassetto sono i fattori chiave per la diagnosi.

Nelle fasi più avanzate o trattate troppo tardi, la sintomatologia è decisamente più severa, comprendente:

  • incontinenza urinaria e fecale;
  • paraplegia;
  • disfunzione erettile.

La diagnosi

Per effettuare una diagnosi accurata della sindrome della cauda equina si ricorre a:

  • risonanza magnetica;
  • radiografia;
  • mielogramma con tomografia computerizzata (mielo-TC).

La risonanza magnetica è l’esame più utilizzato e più accurato: permette di identificare la lesione spinale, prendendo in considerazione il livello dei sintomi e la compresenza di deficit midollari. Risulta alle volte difficile l’individuazione delle cause della condizione.

La radiografia permette di identificare le lesioni e le fratture ossee; la mielo-TC, invece, viene utilizzata nei casi in cui non sia possibile effettuare una risonanza magnetica (ad esempio, nei pazienti portatori di pace-maker).

Come anticipato prima, la difficoltà ad urinare (che si riscontra nel 70% dei casi) e la perdita di sensibilità a livello perineale e perianale (anestesia a sella) sono i sintomi principali di questa patologia: le prime poche avvisaglie non vanno, dunque, prese sotto gamba, in quanto la sindrome della cauda equina viene considerata un’emergenza chirurgica, da trattare entro le 48 ore.

La diagnosi precoce, dunque, è la miglior prevenzione nei confronti di questa grave condizione.

L’intervento chirurgico

riabilitazione nella sindrome della cauda equina

L’intervento chirurgico è l’unica soluzione per la sindrome della cauda equina: il recupero delle funzioni vescicarie e intestinali è correlato alla tempestività nel trattamento della condizione.

Il trattamento che avviene entro 48 ore permette, inoltre, il recupero della funzionalità motoria: i pazienti trattati oltre le 48 ore, possono necessitare di tempi di recupero della funzione vescicale più lungo, che può ripristinarsi completamente.

Gli interventi chirurgici possono essere diversi, effettuati in regime d’urgenza, tutti con l’obiettivo ultimo di ottenere la regressione della sintomatologia neurologica.

Il gesto chirurgico consiste nel liberare/decomprimere le strutture nervose coinvolte (laminectomia decompressiva posteriore) con o senza l’ausilio di una artrodesi vertebrale per via posteriore.

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Georgios Bakaloudis

Georgios Bakaloudis

Sono il dr. Georgios Bakaloudis, sono il responsabile dell’Unità di Ortopedia e Chirurgia della Colonna 1 del gruppo Humanitas presso l’ospedale San Pio X a Milano.